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In questa pagina sono riportate alcune presentazioni scritte per il pittore Luciano Boccardini:


Prof. Giampaolo Thorel (Università di Siena):
“È bene che un’immagine colpisca; lì sta la sua forza. Ma è anche necessario che sia giusta e proponibile: perdendo di freschezza, mancando di verità, perde ben presto la sua capacità di persuasione e di meravigliare. Si trova sospesa tra due compiti pressoché incompatibili: l’evidenza e la sorpresa. Se si decide di sacrificare l’evidenza, diventa assurda, senza senso.

È necessario che evidenza e sorpresa si richiamino a vicenda. Questo è quanto avviene nei quadri, sorprendenti e variopinti, di Luciano Boccardini. Non fanno che sorprendere per la loro vivacità, per il loro sognante e fiabesco cromatismo, per la loro a volte non serietà delle forme e dei contenuti”.
 


Armando Ginesi (Direttore Accademia di Belle arti di Macerata):
“Indubbiamente Luciano Boccardini opera entro lo schema formale del Surrealismo, nel senso che i motivi stimolanti della sua espressione egli li cerca nella sfera del subconscio che rimanda alla coscienza di veglia normale i ricordi di una lontana esperienza. Ciò nonostante l’artista perugino evita di ricalcare gli schemi tipici del linguaggio surreale, mantenendosi del tutto libero da impegni stilistici codificanti ed usando un idioma personale e suggestivo.

Nella proiezione di questi frammenti si fa strada un’esigenza di verticalismo predominante sulle altre possibilità compositive, accentuata da un’aspirazione prospettica e leggermente dosata da elementi orizzontali i quali, senza essere frenanti, equilibrano lo sviluppo perpendicolare dell’insieme: in sostanza si tratta di una trascrizione diagrammatica del processo ascendente delle forze che albergano la psiche, sviluppatesi attraverso i gradi dell’inconscio, preconscio e veglia normale. In questo senso le strutture compositive di Boccardini assumono un preciso valore emblematico. Così come emblematiche ci appaiono senza dubbio le figure inserite nello spazio determinato dagli elementi della composizione.

Esse, tuttavia, non hanno una precisa motivazione logica d’esistenza, sono solo il simbolo di una proiezione visiva, nell’intimo, della presenza umana esterna, colta in alcune delle sue caratterizzazioni tipiche: statica, solenne, grottesca, drammatica. Le immagini reali, dunque, proiettate nell’intimo sono poi restituite alla percezione visiva mediante la trascrizione grafica, deformate dal bagno compiuto negli umori profondi e misteriosi del mondo surreale”.



Domenico Coletti (Giornalista de “La Nazione”):
“Boccardini proietta sulla tela le ansie errabonde, le memorie vaganti, l’insoddisfazione propria dell’uomo, la coscienza di un difficile, a tratti impossibile, accoglimento totale del mondo e delle sue leggi: il che suona in lui come unica certezza, solo elemento stabile. Di conseguenza, è diretto l’inserimento di una ventata, di un cenno di intimismo di un geloso pudore che conduce la mano a rivelare e trattiene l’istinto e l’intuizione dall’aprire completamente il libro delle meditazioni”.



Gabriele Turola (Pittore):
”Si è parlato a proposito delle tele di Boccardini di un Surrealismo astratto dato che in esse predomina una componente onirica, espressa con stilizzazioni e con richiami arabeschi, secondo le regole del gioco di Klee, cioè lasciando spazio alla spontaneità per cui i coloro festosi, le linee, le forme si sbizzarriscono per conto proprio. Il gusto dell’affabulazione spinge il pittore perugino a narrare storie umoristiche per mezzo di cromatismi carnevaleschi in cui si riflettono certe reminescenze del cubismo sintetico.

Come i Papiers Collès erano usati da Picasso per appiattire la realtà e contenerla dentro schemi mentali, puramente pittorici, svincolati da ogni tradizione accademica, così boccardini si serve di decorativi lambiccati, di colori piatti lucidi, di arzigogoli arabeschi e floreali, di geometrie bizzarre per evocare la dimensione della memoria e dell’inconscio, per recuperare le fantasie vivaci e gustose di quel paradiso perduto che è il mondo dell’infanzia.

Joan Mirò ha scritto: Quello che soprattutto m’interessa è la calligrafia di un albero o delle tegole di un tetto, foglia per foglia, ramo per ramo. Anche Boccardini cerca i particolari di un mondo visto al microscopio, si abbandona a una gestualità che sembra casuale, invece è guidata dai fili dell’inconscio e dall’intento ironico di dar vita a creature burlesche, ad architetture variopinte appartenenti al regno della Fantasia”.

 

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